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3 - PA DIGITALE: Diego Piacentini
3 - PA DIGITALE: Diego Piacentini - 18.02.2016

3 - PA DIGITALE: Diego Piacentini ex Amazon commissario per il governo


Altro punto: una razionalizzazione della governance serve a poco se non avete un controllo sulle risorse. Ci sono 3,6 miliardi di euro indicati, dal piano Crescita digitale (marzo 2015) per l'Agenda digitale, ma sparsi in tanti Pon (Programma operativo nazionale), tra cui 827 milioni di euro del Pon Governance di cui ancora si sa poco. L'Italia non ha un Pon (Piano operativo nazionale) per l'Agenda digitale. In questo quadro, che controllo potete avere sulle risorse da allocare ai progetti? Certo è impensabile trasformare la macchina statale, nel segno del digitale, a costo zero...

"Questo è un punto fondamentale. L'obiettivo è capire quali sono le attività che, nel piano triennale, possono essere finanziate con il pon governance e gli altri. I costi di integrazione  per i diversi progetti potranno essere finanziati. Legheremo tutti i pon che contengono obiettivi di trasformazione digitale, tramite l'Agenzia per la Coesione". 

Non vi sembra troppo tardi per porre il tema delle risorse con cui cambiare il paese?

"Il tema è stato posto in modo graduale, a partire dal piano Crescita Digitale. Il piano triennale indicherà come passare all'attuazione, con quali fondi". 

Chi sarà il controllore della sinergia spesa? Voi?

"Noi saremo attuatori di una parte dei fondi che ci verranno allocati". 

Un tassello sono le gare Consip di acquisto beni e servizi per la PA, su cui al momento non c'è controllo

"Siamo in una fase di transizione. La Legge di Stabilità dice che Consip sviluppa il piano gare con l'aiuto dell'Agenzia Faremo gare con fabbisogni descritti in una strategia. A tendere la strategia delle gare Consip sarà approvata da noi, come indicato anche nel nuovo Codice dell'amministrazione digitale, in via di approvazione definitiva dal Consiglio dei Ministri". 

Tuttavia nel testo del decreto approvato in via preliminare c'è scritto che l'Agenzia darà a Consip pareri obbligatori ma non vincolanti. "In realtà verificheremo con loro la strategia complessiva di gara. È questo il percorso verso dove stiamo andando".

Insomma, dite che ci sarà ordine in quello che finora è stato un caos. Le risorse saranno finalmente coordinate. Ma se è così, perché si coglie ancora la prudenza del legislatore nel nuovo Codice dell'amministrazione digitale? Che se da una parte sembra stabilire l'addio alla carta nei rapporti tra cittadino e amministrazioni, dall'altra offre tante vie a queste ultime per continuare con il vecchio sistema

"Questo sì, è vero. Accetto la provocazione, ma c'è anche un tema di accompagnamento di tutti alla novità digitale. Lo switch off del vecchio richiede quindi anche la crescita delle competenze della PA e del cittadino". 

COS'E' L'AGID

L'Agenzia per l'Italia Digitale è una agenzia pubblica italiana istituita dal governo Monti nel 2012 e sottoposta ai poteri di indirizzo e vigilanza del presidente del Consiglio dei ministri. Ha il "compito di garantire la realizzazione degli obiettivi dell’Agenda digitale italiana in coerenza con l’Agenda digitale europea". Il suo primo direttore è stato Agostino Ragosa, seguito da Alessandra Poggiani e, ora, Antonio Samaritani. Le funzioni che la normativa le attribuisce sono numerose e sulla carta imponenti, per la trasformazione dell'amministrazione pubblica. Nonostante questo, la sua storia è stata costellata da esempi di scarsa efficacia reale, ostacolata da molta burocrazia e da conflitti di competenze all'interno delle istituzioni. Un esempio è il suo statuto, approvato dallo Stato con un anno di ritardo. O il fatto che il piano triennale, pure previsto nel suddetto statuto, arriverà solo quest'anno, per fare l'attuazione effettiva dei progetti.

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